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Sciur padrun (Signor padrone)

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Canto delle mondine, reso celebre da Giovanna Daffini.

Fino a non moltissimi anni fa, le risaie della pianura padana erano diserbate a mano dalle mondine che passavano le giornate curve sotto il sole, con i piedi e le mani nell’acqua.

I disagi e le speranze di queste donne erano testimoniate da un vasto repertorio di canti di lavoro, con cui esse cercavano di alleviare la fatica. "Sciur padrun" è il canto con cui le mondine nelle risaie del novarese e del vercellese sostenevano le loro richieste salariali. Il datore di lavoro viene descritto con "bèli braghi bianchi" (bei calzoni bianchi), a far risaltare la sua estraneità alle dure condizioni di vita delle risaie.

La strofa "Prèma al rancaun, e po’ dopu a ’ls ciancaun" (prima lo sradicavamo, poi dopo lo rompevamo) allude al fatto che talvolta le mondine spezzavano senza sradicarlo il cosiddetto "pabi", un’erba acquatica (in italiano "giavone") che affonda profondamente le radici nel terreno: questo rendeva inefficace la monda in quanto il "pabi" ricresceva. La versione originale del canto metteva prima l’azione del rompere e faceva seguire quella dello sradicare, riferendosi all’iniziale imperizia a cui allude anche la strofa precedente ("i era li prèmi volti ca ’n saiévum cuma fèr"="era la prima volta e non sapevamo come fare"); la Daffini invertì l’ordine delle due azioni, volendo alludere quindi ad una volontaria forma di sabotaggio e di protesta.

Altre mondine, più esplicitamente, modificavano anche l’ultimo verso di questa strofa, sostituendo "l’em tot via" (l’abbiamo tolto via) con "l’em lassà" (l’abbiamo lasciato).

Testo :

Sciur padrun da li béli braghi bianchi, föra li palanchi, föra li palanchi
sciur padrun da li béli braghi bianchi, föra cal palanchi ch’anduma a cà

A scüsa sciur padrun sa l’èm fat tribülèr
i era li prèmi volti, i era li prèmi volti
a scüsa sciur padrun sa l’èm fat tribülèr
i era li prèmi volti, ca ’n saiévum cuma fèr

Sciur padrun ...

Prèma al rancàun e po’ dopu a ’l sciancàun
e adés ca l’èm tot via, e adés ca l’èm tot via
prèma al rancaun e po’ dopu a ’l sciancàun
e adés ca l’èm tot via al salütém e po’ andèm via

Sciur padrun ...

E non va più a mesi e nemmeno a settimane
la va a pochi giorni, la va a pochi giorni
e non va più a mesi e nemmeno a settimane
la va a pochi giorni e poi dopo andiamo a cà

Sciur padrun ...

Incö l’è l’ultim giürën e adman l’è la partenza
farem la riverenza, farem la riverenza
incö l’è l’ultim giürën e adman l’è la partenza
farem la riverenza al noster sciur padrun

Sciur padrun ...

E quando al treno a scëffla i mundèin a la stassion
cun la cassiétta in spala, cun la cassiétta in spala
e quando al treno a scëffla i mundèin a la stassion
cun la cassiétta in spala su e giù per i vagon

Sciur padrun ...

Traduzione

Signor padrone dai bei pantaloni bianchi fuori i soldi fuori i soldi,
signor padrone dai bei pantaloni bianchi fuori i soldi che andiamo a casa.

Scusi signor padrone se l’abbiamo fatto tribolare erano le prime volte erano le prime volte,
scusi signor padrone se l’abbiamo fatto tribolare erano le prime volte e non sapevamo come fare.

Signor padrone ...

Prima lo sradicavamo, poi lo strappavamo e adesso che l’abbiamo tolto e adesso che l’abbiamo tolto,
prima lo sradicavamo poi lo strappavamo e adesso che l’abbiamo tolto la salutiamo e andiamo via.

Signor padrone ...

E non va più a mesi e nemmeno a settimane, la va a pochi giorni la va a pochi giorni, e non va più a mesi e nemmeno a settimane, la va a pochi giorni e poi dopo andiamo a casa.

Signor padrone ...

Oggi è l’ultimo giorno e domani è la partenza faremo la riverenza faremo la riverenza, oggi è l’ultimo giorno e domani è la partenza faremo la riverenza al nostro signor padrone.

Signor padrone ...

E quando il treno fischia, le mondine alla stazione con la cassetta in spalla, con la cassetta in spalla, e quando il treno fischia, le mondine alla stazione, con la cassetta in spalla su e giù per i vagoni.

Signor padrone ...

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